La battaglia di Vienna

"Sotto le mura di Vienna, nel 1683, si combattè contro i Tur­chi non in favore di una sola città o di un solo Impero bensì per la religione cattolica e per la civiltà cristiana di tutta l'Europa Occidentale"
Pio XI- Lettera Quinquagesimo ac ducentesimo exeunte anno del 30 Agosto 1933

Nel corso dell'anno 1453 crolla l'Impero Romano di Oriente. Nel secolo successivo il Sultano dei Turchi Solimano II, detto il Magnifico , rivolse le armi contro l'Europa e dopo aver invaso l'Ungheria e la Moldavia tra il 1529 ed il 1532, tentò per tre volte di conquistare Vienna finché fu costretto a firmare una tregua.

Alcuni decenni più tardi, precisamente nel 1571, sarà Solimano III a provare a sconfiggere i cristiani in una epica battaglia navale a Lepanto ma ancora una volta il tentativo fallirà.

Impero ottomano 1680Ma nel corso del secolo successivo l'impero Ottomano, dopo aver raggiunto il suo massimo splendore, aveva ripreso l'espansione militare. In particolare nell'Europa Orientale l'avanzata dell'Islam si era spinta fino a Belgrado e Buda ed i regnanti cristiani non erano né uniti né sufficientemente forti per opporvisi effica­cemente.

Al contrario l'Europa, oltre che composta di tanti stati e statarelli, era divisa in due grandi fazioni perennemente in lotta fra loro:

  • la fazione ispano imperiale con a capo il Regno di Spagna di Re Carlo II e l'Impero della Casa d'Austria di Leopoldo I;
  • la fazione francese di Luigi XIV che oltre ad essere in conflitto secolare con la dinastia asburgica si trovava in guerra con l'Olanda e non voleva compromettere l'accordo commerciale sottoscritto al tempo di Solimano il Magnifico in virtù del quale aveva libero accesso al commercio del Levante.

In quel tempo il Re di Spagna si preoccupava unica­mente che il sole non tramontasse mai sul suo regno mentre il Re di Francia era fortemente impegnato nella guerra con l'Olanda. Ai margini di queste due fazioni oscillavano, assillate a loro volta da gravi problemi, il Regno di Polonia sotto Giovanni III Sobieski, l'Impero Russo sotto i Romanoff e il Regno del Portogallo.

Queste fazioni, incuranti del pericolo mortale che in­combeva sull'Europa, si ostacolavano fra loro e Luigi XIV spe­rava addirittura in un successo ottomano sulla Casa d'Austria nella segreta speranza di ampliare i propri confini al di là del Reno.

Tali circostanze rappresentavano una straordinaria oc­casione per il Sultano Maometto IV, il quale invece era a capo di un regno sconfinato e granitico, per ritentare la conquista dell'Europa e dare così la spallata decisiva alla cristianità. Infatti il Sultano Maometto IV ed il suo Predicatore di corte, nonché ideologo Mehemet Vani, preparavano segreta­mente il piano per conquistare quelle che chiamavano le «mele d'oro» d'Europa, ovvero Vienna e Roma. Roma, in modo particolare, costituiva un'aspirazione lungamente sognata.

Fu in questo contesto che nel 1676 Benedetto Ode­scalchi salì al soglio pontificio con il nome di Innocenzo XI e fin dai primi giorni del suo pontificato si rese conto, con molto acume, che il pericolo più grave per il Cristiane­simo consisteva nella brama espansionistica islamica.

Pur di fronte ad enormi difficoltà svolse  una sapiente e tenace politica unionistica presso tutte le Corti europee, egregiamente coadiuvato dai suoi Nunzi Apostolici, e nono­stante la dolorosa opposizione del Re di Francia la sua  azione si concretizzò il 31 marzo 1683 con l'accordo tra l'Imperatore Leopoldo I ed il Re di Polonia Giovanni Sobieski- i territori dei quali erano i più esposti al pericolo- i quali si im­pegnavano al reciproco soccorso nel caso che i turchi  aves­sero sferrato quell'attacco da tutti ormai considerato ineludibile.

Infatti all'inizio del 1683, il Sultano Maometto IV aveva scritto una lettera molto esplicita indirizzata all'Imperatore Leopoldo I che concludeva così:

«Io ho in animo di invadere la vostra regione per schiacciare il vostro insignificante paese. Lo distruggerò con il ferro e con il fuoco. Soprattutto ti comando (o imperatore) di attendermi nella tua residenza affinché possa tagliarti la testa».

Quando il 23 settembre 1683 giunsero finalmente a Roma i corrieri che portavano la conferma della strepitosa vittoria contro i turchi a Vienna il Papa si gettò in gi­nocchio a ringraziare Dio ed esortò i presenti a fare altret­tanto.

papa innocenzoIl giorno successivo la notizia venne ufficialmente di­ramata alla città con l'affissione di una notificazione del Vicario che prescriveva il suono delle campane a festa e la celebrazione di Messe di ringraziamento. Allora il popolo, in preda alla gioia, si riversò nelle vie e nelle piazze per festeggiare lo scampato pericolo. Ma il Pontefice volle che i festeggiamenti fossero soprattutto religiosi cosicchè ordinò che fosse celebrata una solenne funzione di ringraziamento in Santa Maria Maggiore con il canto del Te  Deum e successivamente una Messa per i caduti della guerra in tutte le chiese della città. Nei giorni seguenti si ebbero altre funzioni speciali, furono distribuite elemosine ai poveri e concesse amnistie per piccoli reati.

Dopodichè, in segno di riconoscenza alla Vergine per il celeste aiuto, il Papa stabilì di introdurre la festa del Nome di Maria il 12 settembre a tutta la Chiesa perché rimanesse eterna in tutti la memoria di così incredibile vittoria ottenuta per intercessione di Maria SS.ma.

Il 5 febbraio 1685 Innocenzo XI sancì l'introduzione della festa da celebrarsi la domenica successiva alla festa della Natività di Maria, data simbolo che verrà ricordata come festa del SS.mo Nome cli Maria. Si ripeteva, così, quello che nel 1571 Papa Pio V aveva fatto dopo l'altrettanto decisiva vittoria di Lepanto istituendo la festa della Madonna del Rosario per ringraziare la potente Avvocata della cristianità.

Se il mondo cristiano non si fosse difeso contro le ag­gressioni saracene e turche con tre vittorie decisive prima a Poitiers, nel 733, poi a Lepanto nel 1571 ed infine a Vienna nel 1683, oggi gran parte dell'Europa sarebbe diventata islamica.